FRIDA OPERA MUSICAL, la nuova monumentale produzione MIC International Company in scena fino al 25 novembre Teatro Brancaccio di Roma.
La regia di Andrea Ortis è un viaggio che esplode dalle pareti del palcoscenico e travolge lo spettatore in un torrente di emozioni. Ortis non si limita a dirigere: costruisce mondi. Ogni scelta visiva, ogni taglio di luce, ogni movimento scenico sembra nascere da un battito del cuore di Frida. Il suo Messico non è solo un luogo: è un respiro, un ritmo, una ferita che brucia e si trasforma in arte. Ortis dirige l’intera compagnia come un pittore che, con pennellate decise, compone un affresco vivo: vibrante, dolente, inesauribile. E in questo affresco, ogni attore e ballerino diventa pigmento, carne, simbolo.

Le coreografie di Marco Bebbu sono un’esperienza sensoriale totale. Il corpo di ballo non accompagna la storia: la racconta, la incide, la urla e la accarezza. È un organismo compatto e selvaggio, capace di passare dalla ritualità azteca a una modernità urbana e rivoluzionaria con naturalezza strabiliante. I movimenti sono scolpiti nella musica di Vincenzo Incenzo, si intrecciano alla scenografia e diventano essi stessi colore, vibrazione, simbolo. C’è un momento quando la compagnia danza attorno all’immagine di Frida ferita in cui sembra che il palcoscenico intero respiri insieme al pubblico. È lì che il musical supera il teatro e diventa rito.

Il lavoro scenografico di Gabriele Moreschi è semplicemente monumentale. Le strutture si aprono, si scompongono, si sovrappongono come pagine di un diario o come quadri che prendono vita. Le pareti si trasformano in tele e le finestre in ferite. Le proiezioni curate da Virginio Levrio amplificano la percezione di un Messico magico, terragno e feroce, illuminato dalle luci poetiche di Valerio Tiberi e dello stesso Levrio. Colpiscono in particolare gli spazi dedicati alla Casa Azul: non una ricostruzione museale, ma un luogo dell’anima, sospeso fra memoria e fantasia.

E quando la scena si apre sull’universo della Catrina, interpretata da Drusilla Foer il teatro diventa un altare laico alla vita e alla morte che ballano insieme. I costumi firmati da Erika Carretta esplodono in una tavolozza cromatica che racconta più di mille parole. Ogni abito è un mondo: ricami che sembrano respirare, tessuti che diventano simboli politici, colori capaci di dominare l’intera scena. Le gonne ampie, le trame floreali, gli ori e i rossi incandescenti restano negli occhi come un marchio, come se il pubblico fosse stato dipinto da Frida in persona. La sua Catrina non è un semplice simbolo: è un’entità viva, una voce che ironizza e consola, che osserva gli uomini dall’alto della sua eternità con una saggezza antica e un’eleganza assolutamente contemporanea. Drusilla porta sul palco l’umorismo colto, la profondità filosofica, la bellezza anticonvenzionale che la contraddistingue nella realtà odierna. La sua Catrina è al tempo stesso guida, spettatrice e giudice; è la morte che abbraccia la vita; è teatro puro che non ha bisogno di trucchi per conquistare. Quando appare, il tempo sembra fermarsi: la platea trattiene il respiro e il palcoscenico diventa un salone d’onore dove l’eterno e l’effimero si sfiorano.

FRIDA OPERA MUSICAL non è solo un omaggio a Frida Kahlo, ma una dichiarazione artistica: un invito a vivere senza riserve, a trasformare il dolore in creazione, a rendere la fragilità un’arma poetica. Con una compagnia magistrale, una regia che scolpisce emozioni, un corpo di ballo esplosivo, scene imponenti e colori che raccontano un popolo, questo spettacolo merita di essere visto. È un musical che parla al cuore, che entra negli occhi, che rimane nelle ossa, è un canto alla vita, anche quando fa male, come Frida, come il Messico come il teatro quando è arte davvero.
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