LO SPETTACOLO
STOMP
Teatro Brancaccio
Roma
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Fino al 20 maggio al Teatro Brancaccio vi aspettano gli Stomp con l’originale show che da Londra ha conquistato il mondo.

Gli Stomp sono un gruppo di ragazzi inglesi di Brighton (ma lanciati a Broadway) che dal 91 imperversa sulle platee di tutto il mondo. Il successo della compagnia è stato tale negli anni da dover clonare altri tre gruppi di otto performer per permettere tournée in tutti i continenti (uno dei gruppi è stabile in Usa).


Il sipario si apre e otto ragazzi che hanno l’aria canagliesca, indossano jeans sdruciti, canottiera e anfibi e con rastrelli alla mano entrano in scena e in un attimo si scatenano.
Con forti battiti dei piedi e delle mani, colpi e strofinii, mitragliano a tempo su qualsiasi oggetto capiti loro a tiro, ottenendo suoni imprevedibili e ritmi turbinanti scanditi da acrobatiche coreografie. La formula è semplice ma geniale: riciclare oggetti comuni della realtà urbana e industriale come bidoni, coperchi, sacchetti di plastica e di carta, scope, cerchioni di ruote, accendini, sturalavandini, lamiere, lavelli di cucina, e quant’altro, trasformandoli, a suon di percussioni, in musica e coreografie dal ritmo travolgente.

Una vera sinfonia di suoni e di stupore che contagia e diverte. Prima di tutto gli Artisti non sono semplicemente percussionisti: sono ballerini, mimi, giocolieri, funamboli, comici con tempi perfetti capaci di far ridere con uno sguardo.
Poi l’utilizzo delle percussioni. Intendo l’utilizzo “musicale” delle percussioni. Normalmente il percussionista percuote un tamburo o qualcosa della famiglia (congas, maracas, bongo…) ed il suono deriva dall’anima che ci riversa dentro e dalla sua interpretazione: la Compagnia degli Stomp gioca e percuote gli oggetti fino a produrre dei suoni veri, delle vere e proprie percussioni tanto quanto, e forse più, di quelle classiche.


I tubi di gomma, ognuno con la sua nota, picchiati con risoluta delicatezza per terra assumono man mano il suono di una sezione d’archi in “pizzicato”. Buste di plastica e scatole di fiammiferi suonano un samba, i bastoni da arti marziali, percossi con dei pestelli, suonano incredibilmente come campane.


Uno dei numeri più belli è quello con i lavelli. Quattro omaccioni entrano in scena portando appesi dei lavelli in ferro. Li suonano con dei guanti da cucina (giustamente). Il suono è una via di mezzo tra lo scratch dei DJ e la chitarra elettrica distorta. Ma la cosa più pazzesca è che man mano si scopre che i lavelli contengono non solo acqua, ma anche pentole e posate. A questo punto, poichè ogni numero parte facile e poi si complica spettacolarmente, cominciano a riempire e svuotare pentole e pentolini dando suoni sempre diversi. Due minuti di urla e strepiti ed arriva il bis, dove il leader del gruppo torna sul palco e coinvolge il pubblico giocando sui ritmi. E tutti a battere mani e piedi.


Novanta minuti letteralmente volati via. Da rivedere.
E uscendo dal teatro non si potrà fare a meno, guardandosi intorno, a casa o per strada, di scorgere in ogni oggetto d’uso quotidiano un possibile strumento che nelle nostre mani potrebbe, chissà,  trasformarsi da oggetto comune in un vero e proprio strumento musicale.

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