Dopo oltre quarant’anni di assenza dai palcoscenici italiani, Marco Spada è tornato in scena al Teatro dell’Opera di Roma grazie alla visione artistica e alla determinazione della direttrice del corpo di ballo Eleonora Abbagnato. Le celebre Etoile, con la sua raffinata sensibilità, ha voluto restituire al pubblico un titolo storico di repertorio ottocentesco, unendo tradizione e nuova linfa interpretativa. Lo spettacolo è andato in scena in una produzione davvero speciale: la versione originale del 1981 firmata dal coreografo francese Pierre Lacotte, che lo aveva ricostruito per il Costanzi.
Quando Pierre Lacotte ha iniziato il lavoro di ricostruzione le testimonianze della coreografia, sparita dalle scene da ben oltre un secolo, erano praticamente assenti. Per l’occasione erano stati chiamati nei ruoli principali Rudolf Nureyev (Marco Spada) e i francesi Ghislaine Thesmar (Angela), Michael Denard (Federici) e Francesca Zumbo (Marchesa Sampietri).
Il balletto, musicato da Daniel François Esprit Auber su libretto di Eugène Scribe e coreografia iniziale di Joseph Mazilier (1857) era praticamente scomparso dai cartelloni, ed è grazie al lavoro filologico di Lacotte che oggi possiamo tornare ad ammirarlo nella forma storica.
Le scene e i costumi –firmati dallo stesso Lacotte hanno restituito l’ambientazione romana immaginata nello spirito ottocentesco, ricca di velluti, stucchi e un gioco tra luce e ombra che ben rispecchia la doppia natura del protagonista (governatore di giorno, brigante di notte).
Questa cura dell’allestimento filologico ha fatto di Marco Spada un’esperienza visiva e stilistica densa di fascino, è stato capace di trasportare il pubblico in una Roma teatrale ottocentesca con precisione e gusto.
Un plauso particolare al Corpo di Ballo della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma: nell’intero spettacolo si è misurato con batterie rapide, sequenze d’insieme complesse e passaggi d’insieme di vertiginosa rapidità, elementi che non concedono tregua né leggerezza.
La compattezza e la musicalità dell’ensemble hanno meritato un elogio: l’armonia tra i ballerini, la pulizia dei giri collettivi e la precisione delle batterie hanno fatto emergere un gruppo ben rodato e tecnico, che regge con classe gli insidiosi momenti di massa del balletto.
Igor’ Cvirko (Marco Spada): la sua presenza scenica magnetica ha catturato il pubblico: la figura doppia e tormentata del bandito-governatore ha trovato in lui una lettura viva, capace di unire pantomima scenica e danza di carattere.
Nei vari pas de deux e nelle variazioni da solo, Cvirko ha sfoggiato giri in tempi rapidi, batterie ben definite e un controllo della torsione del busto che ha evidenziato la tecnica classica, pur con qualche lieve imperfezione, ma la sua interpretazione ha convinto pienamente.
Iana Salenko (Angela): leggera e precisa nei pas de deux con Marco, ha proposto una brillante combinazione di grazia romantica e nitida tecnica.
I momenti di virtuosismo in cui Angela si è alzata in equilibri sospesi sono stati eseguiti con una limpidezza che ha toccato lo spettatore emotivamente.
Simone Agrò (Principe Federici): partner affidabile e bene in sintonia con Angela, ha supportato con solidità i passi a due più lirici, offrendo anche lui momenti di tecnica squisita e presenza classica. In occasione della serata inaugurale, il danzatore è stato insignito del titolo di Primo Ballerino, un riconoscimento meritato che premia il suo talento, la sua costanza e la crescita artistica all’interno della compagnia capitolina.
La sua variazione solista pur meno audace dal punto di vista scenico si è distinta per chiarezza nei port de bras e padronanza dei tempi di gamba.
Claudio Cocino (Pepinelli): divertente e ritmico, ha interpretato con brio la parte del capitano dei Dragoni, mostrando ottima qualità nella pantomima e nella distinzione dei caratteri danzanti.
La coreografia di Lacotte ha unito la solidità della scuola francese (batterie, allegrezza, pantomima) con una narrazione teatrale coinvolgente.
L’allestimento scenico e dei costumi ha valorizzato l’esperienza visiva, offrendo al pubblico non solo danza, ma uno spettacolo completo di atmosfera storica.
In definitiva, Marco Spada al Teatro dell’Opera di Roma è un stato evento unico: un titolo raro, un allestimento elegante con interpreti di spessore e un corpo di ballo hanno fuso virtuosismo tecnico, interpretazione scenica e bellezza visiva creando uno spettacolo completo e di grande valore.











