L’indomabile Carmen è andata in scena al Teatro dell’opera di Roma dal 26 gennaio al 31 gennaio. Il balletto diviso in due atti ha visto la firma del coreografo Jiri Bubenicek.

Carmen nel mio balletto è una donna forte e attraente, è uno spirito libero, simile a un cavallo che non si può domare. Non appartiene a niente e nessuno ha spiegato il coreografo ceco Jiří Bubeníček –. Ho iniziato questo lavoro leggendo Prosper Mérimée e mi sono reso conto che il personaggio della novella è molto più ricco di quello che ho potuto cogliere dal libretto dell’opera». È stata questa l’idea di Bubeníček, noto in tutto il mondo come “coreografo narrativo”, elaborata dal momento in cui Eleonora Abbagnato, nel 2018, gli ha commissionato una nuova creazione di Carmen per l’Opera di Roma. Ne è nato un balletto a serata intera, una versione moderna, dai movimenti fluidi, dinamici e viscerali, su musiche di Bizet, Falla, Albéniz, Castelnuovo-Tedesco e Gabriele Bonolis. Vincitore del premio EUROPA in DANZA 2019 come migliore produzione coreografica, lo spettacolo ha visto il debutto assoluto proprio al Teatro Costanzi sei anni fa ed è tornato in scena domenica 26 gennaio. Dopo Roma, Carmen di Bubeníček, con étoiles, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo impegnati nella tournée, arriverà a Parigi, dal 21 al 23 febbraio al Palais des Congrès.

Percorriamo la storia seguendo il libro, ha aggiunto il coreografo – non l’opera come molti altri hanno fatto. La mia storia è un po’ differente, è molto più ricca; la novella offre molte più possibilità e ispirazioni creative per un balletto completo». I personaggi sono quelli nati nel 1845 dalla penna di Mérimée, che compare nel balletto: in prigione lo scrittore incontra Don José, che si confessa con lui prima di essere impiccato per i suoi delitti.

Lo spettacolo procede per flashback e flashforward, un viaggio reso possibile anche grazie ai protagonisti e al pubblico, grazie alle scene e alle luci di Gianni Carluccio. Bellissimo lo scenografico cavallo ispirato alle marionette di Praga. Innovativi anche i costumi firmati da Anna Biagiotti che hanno coniugato lo stile classico a quello contemporaneo, mettendo al centro la storia di passione, gelosia e morte: Carmen indossa sì la gonna rossa ma anche pantaloni, le zingare vesti molto colorate che ricordano i costumi del Marocco di fine Ottocento. Fondamentale il lavoro sulle musiche, di Georges Bizet, Manuel de Falla, Isaac Albéniz, Mario Castelnuovo-Tedesco e Gabriele Bonolis; quest’ultimo ha curato elaborazioni e orchestrazioni.

Ospite d’eccezione, di questa ripresa romana e anche della tournée, Javier Rojas, che ha interpretato Don José al fianco dell’étoile Rebecca Bianchi, Il ballerino cubano, vincitore del talent “Amici di Maria De Filippi” nel 2020 è attualmente artist del Birmingham Royal Ballet. Nelle altre repliche, fino al 31 gennaio, si sono alternati nel ruolo del titolo le prime ballerine Federica Maine e Marianna Suriano, in quello di Don José il primo ballerino Claudio Cocino con Giacomo Castellana e l’étoile Alessio Rezza e il primo ballerino Michele Satriano hanno vestito i panni del toreador Lucas, tutti accompagnati da un corpo di ballo che ha dimostrato grande coesione e precisione. Sigaraie e soldati hanno impegnato l’eccellente ensamble in un clima di energia e passione che ha travolto il pubblico con grandi appalusi. Si sono alternati momenti di grande dinamismo a sequenze di movimento più intime e delicate.

L’indomabile Carmen è stata interpretata magistralmente dall’ Etoile Rebecca Bianchi; con l’estensione delle gambe, i piedi, la bellezza delle linee, ha perfettamente incarnato il suo personaggio. Nelle vesti di Don Josè abbiamo visto Javier Roja che ha mostrato smalto, tecnica, forza e precisone. Nei due protagonisti la sintonia è stata totale, con i passi a due tecnici e dinamici hanno fatto vivere il loro amore contrastato, fatto di chiari e scuri che sono arrivati dentro l’anima dello spettatore.

Fondamentale il lavoro sulle musiche, di Georges Bizet, Manuel de Falla, Isaac Albéniz, Mario Castelnuovo-Tedesco e Gabriele Bonolis; quest’ultimo ha curato elaborazioni e orchestrazioni, ha risposto con sonorità avvolgente, capace di passare dalla potenza dei ritmi incalzanti delle scene di battaglia ad una dolcezza quasi lirica nelle scene più intime.
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