Dopo il grande successo della Soirée Roland Petit, il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato, ha mandato in scena dal 20 al 24 settembre l’ultimo titolo della stagione 2016-17: Giselle di Patricia Ruanne.
Il Sipario si apre ed é magia: la bellezza delle scenografie e la musica che guida, illumina e si fonde con i corpi che ballano.
Si esalta un corpo di ballo molto affiatato e nel ruolo principale di Giselle spicca la solista Susanna Salvi che con la sua grazia ed eleganza, e con i suoi virtuosismi riesce a rendere invisibile la tecnica. Un principe Albrecht interpretato dal bravissimo primo ballerino Claudio Cocino incanta il pubblico, con i suoi salti e i suoi giri estremamente puliti. Due artisti dotati di grande tecnica, affiatati e talentuosi sono stati in grado in grado di interpretare due ruoli tra i più complessi della balletto classico.
La storia di Giselle, brevemente:
Si tratta del tragico amore tra Giselle e Albrecht. Lei è una fanciulla di umili origini e crede che anche il suo amato sia povero. Albrecht, in realtà, è un principe ed ha già una promessa sposa. A smascherarlo è il guardiacaccia Hilarion, il quale è a sua volta innamorato di Giselle. Lei però, quando scopre la verità, impazzisce e muore. Albrecht e Hilarion si confrontano davanti alla sua tomba, quando si manifestano le Villi, spiriti inquieti di fanciulle tradite dal loro amore che vogliono vendetta per Giselle. Ma lei farà in modo di salvare l’uomo che, nonostante tutto e oltre la morte, ama ancora.
È un balletto estremamente interpretativo, e Susanna con la sua tecnica le sue linee morbide riesce in pieno a rappresentare questo ruolo sia nel primo Atto dove deve passare dalla felicità dell’innamoramento, alla pazzia e alla tragedia della sua morte, sia nel secondo Atto dove interpreta lo spirito di Giselle che accompagna il principe Albrecht nella sua folle danza, per salvarlo dalla maledizione delle Villi, gli spiriti di donne morte per amore.
Sia la Salvi che Cocino sono entrati perfettamente nei ruoli eseguendo ciò che Patrice Rouanne ha voluto per questa a Giselle. La sua versione si focalizza sul concetto che il vero virtuosismo consiste nel rendere invisibile la tecnica, come affermava la grandissima Yvette Chauviré, e che la narrazione deve essere semplice come le vere emozioni per mantenere in vita l’essenza del balletto stesso. Nella sua Giselle ogni personaggio è dotato di profondità: per questo le Villi sono qui creature implacabili, amorevoli e femminili allo stesso tempo, la cui danza esprime molteplici sfumature.
Con questa splendida chiusura, per il prossimo futuro ci si aspetta una nuova stagione ancora piena di emozioni e con il tutto esaurito
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e magari chissà, dopo la nomina di Étoile della prima Ballerina Rebecca Bianchi, qualche altra nomina per continuare a dare spazio a giovani di grande talento.







